LA MEMORIA, LA FORMA E IL SEGNO
la focara di Novoli incontra l'arte di Mimmo Paladino

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C’è un attimo, o meglio infiniti attimi, nello scorrere del
tempo, nei quali passato, presente e futuro si concentrano,
e sono quelli destinati a lasciare il segno nel percorso
della vita dei luoghi e degli uomini. Accade così
che nell’incontro tra la fòcara di Novoli e l’arte di
Mimmo Paladino, la grande pira di fascine di negro
amaro, emblema della fede in Sant’Antonio e delle tradizioni
popolari di un territorio quanto mai vivace come
il Salento, possa manifestarsi una sorta di “illuminazione”
destinata ad infiammare gli animi e le menti.
E avviene che la fòcara, costruzione architettonica di per
sé popolare e stupefacente, solleciti il Maestro di Paduli
(come ci piace chiamarlo legando alla geografia del
luogo natìo l’universale diffusione del suo nome e della
sua creatività) ad ampliare il valore simbolico dell’oggetto
inserendo nell’imponente opera di “arte ambientale”
– perché, alla fine, anche di questo si tratta – quei
cavalli che popolavano le sue “montagne di sale”, da
quella del millenovecentonovanta a Gibellina per la scenografia
de “La sposa di Messina” di Friedrich Schiller,
a quella di cinque anni dopo nella suggestiva e napoletanissima
Piazza Plebiscito, all’attualità o quasi di quell’altra
situata solo pochi mesi or sono a Milano tra la
maestosità del Duomo e il Palazzo Reale.
Facendo sì che l’immaginario ed arcaico della sua ricerca
artistica si mescoli con la scenografia grandiosa,
che si manifesta e concretizza da secoli, anno dopo
anno, nella cittadina del Salento, arricchendola di quel
segno plastico che è il suo cavallo. A ben guardare, simbolo
e conferma del suo omaggio all’amato Don Chisciotte
ed esplicito riferimento al Santo protettore degli
animali e degli allevamenti.
Tra scultura, installazione e ambiente, Mimmo Paladino
celebra una rappresentazione che ha una grande forza
evocativa ponendo sui sentieri della memoria i suoi cavalli
(realizzati da Carmen Rampino nella tradizionale
eccellenza della cartapesta salentina), talvolta visibili
nella loro interezza, talaltra come parti di un tutto, quasi
che fossero generati dal cuore stesso della fòcara.
Mescolando fede, costumanze, evocazioni, leggende,
racconti e riferimenti letterari.
Toti Carpentieri