
Dopo aver firmato il primo manifesto d’autore della
Fondazione “Fòcara di Novoli”, Mimmo Paladino, “un
artista del sud, ma del sud più misterioso, più cupo…”,
come egli stesso ama dire, risponde alle nostre passionali
sollecitazioni, e continua la sua interpretazione della
Festa del fuoco realizzando una xilografia a colori
avente come soggetto la ziggurat contemporanea di fascine
di negro amaro, destinata ad esser data alle
fiamme la sera del 16 gennaio 2012, da cui emerge il
profilo di un cavallo. Quello che, da sempre, popola la
sua mitica “Montagna di sale”, ma anche quello che
avremo la sorpresa di vedere sulla Fòcara del prossimo
anno.
La xilografia a cinque colori (i legni sono stati sgorbiati
a mano dall’artista), avente un formato stampa di 70x50
centimetri su foglio di 80x60 centimetri, è stata stampata
a mano su carta Hahnemuhle in 100 esemplari numerati
da 1/100 a 100/100 su Torchio Bendini dalla Litografia
R. Bulla di Roma, ed è contenuta in una cartella serigrafata
che riprende in un certo qual modo il “manifesto
d’autore” creato dall’artista per l’evento 2012 e presentato
negli spazi dell’Università Cattolica di Milano il 4
ottobre di quest’anno, con un ulteriore foglio/scheda di
pari formato, nel quale tra l’altro abbiamo scritto: “…
accade, allora, che i cinque legni sgorbiati a mano dall’artista,
nel loro successivo e progressivo imprimersi
nella carta e nel colore, che spesso segna tutto lo spazio,
costruiscano un’immagine ad alta evocazione, nell’intrecciarsi
di linee e di tracce che rimandano al groviglio
delle fascine dei vitigni di negro amaro e all’avvolgente
sinuosità delle fiamme, e nel manifestarsi di leggibili
forme e figure, quali la “monumentale costruzione dei
pignunai, tutta da incendiare” a mò di aggiornata ziggurat
e l’arcaico profilo del cavallo posto alla sua base.
Figura immobile e silenziosa, come sospesa, solenne
perfino, che narra la storia del Santo e del suo bastone
di ferula e della gente, ma anche quella di Mimmo Paladino,
collegando, nel segno del cavallo, la sua storica
montagna di sale a questa sorta di memorabile e soffice
collina di fuoco”.
Toti Carpentieri